
CRONACHE DI CIVITOPIA: assassinio al manicomio comunale cap. IV
Dieci di numero, esattamente come i Dieci piccoli indiani della nota maestra del giallo vissuta tra il diciannovesimo e la fine del ventesimo secolo. Le affiorarono ricordi di letture dalle antologie delle scuole medie, che contenevano stralci delle opere di Agatha Christie*. Secondina sperò che nessuno di essi divenisse però vittima di alcun omicidio. Dieci pazienti in ordine alfabetico. Alla vista di buona parte dei nominativi, Secondina sgranò tanto d'occhi...
Immagine Pixabay free che più si avvicina alla metafora del vaso di Pandora scoperchiato da Secondina, autore Gunses, che trovate qui: https://pixabay.com/illustrations/pandora-tin-box-smoke-ornament-6728478/
Paziente n.1: Abbracci, Alessia. Anni 67. Occupazione: collaboratrice domestica a ore. Da non credere: la cugina Alessia, una paziente tra gli speciali del professor Neretti! Secondina e sua cugina erano legatissime e si confidavano di tutto e di più, ma stavolta Alessia aveva preferito tacere. Sicuramente per vergogna. A dispetto del trentesimo secolo inoltrato e alle soglie del quarto, infatti, lo stigma verso i pazienti psichiatrici e di quant'altri strizzacervelli era purtroppo ancora realtà amara. Dal suo canto, presto Secondina avrebbe iniziato con sedute in cambio degli straordinari...e ancora non ne aveva fatto parola con la cugina. Ma ben presto avrebbero dovuto superare tale scoglio, prima di venire colte dalla sorpresa di ritrovarsi faccia a faccia nella sala d'attesa dell'ambulatorio del professore.
Paziente n.2: Alessi, Giancarla. Anni 43. Occupazione: assistente alla persona e caregiver. Un momento. Un momento...omonimia, forse? Possibile? Stessi dati e stessa occupazione. Giancarla Alessi era un personaggio del reparto psichiatrico che fungeva da scenario principale dell'ultima distopia che stava leggendo. Ricoverata a causa di serie e persistenti allucinazioni dalle quali scaturiva la ferma convinzione della paziente di essere un pesce, peraltro in grado di cambiar colore a piacimento. Secondina si chiese per un attimo se anche lei avesse le traveggole come la Alessi, ma subito fece spallucce per allontanare lugubri pensieri e ritenne più profittevole proseguire con il terzo nominativo.
Paziente n.3: Cozzolino, Girolamo. Anni 65. Occupazione: addetto alle pulizie. Tutto in ordine. Cozzolino Girolamo detto Mimmo. Il suo caro vecchio collega e amico. Ma quando Secondina buttò l'occhio sulla cartella clinica del quarto paziente, anzi, della quarta paziente, per poco non le acchiappò un infarto.
Paziente n.4: D'Agosta, Manrica. Anni 38. Occupazione: insegnante di musica di scuole medie e secondarie. E qui non potevano esserci più dubbi: la cugina della prof. di italiano e latino in un liceo di scienze umane, quella della distopia che stava leggendo! Ma perchè era andata a finire proprio nella curiosissima Civitopia? Fino a dove aveva letto, Manrica ovvero Nica viveva a Como. Perchè mai dunque lasciare una città confinante con la civile Svizzera per imbarcarsi in una località dalla quale a dispetto dei millemila sforzi del sindaco Malinverni e del suo staff si rischiava di non riuscire a uscire, una volta entrati? D'accordo che gli insegnanti di solito non correvano tali rischi: chi ricopriva determinate occupazioni doveva riuscire a ottenere permessi speciali per uscire da Civitopia. Ma a proposito della paziente n.4, a Secondina sovvenne che l'autrice della distopia non aveva mai palesato il nome del personaggio di Nica per intero. Forse perchè le circostanze l'avevano costretta a terminare in tutta fretta il quaderno che la riguardava. O forse perchè, come Secondina, si domandava dove avessero la testa il signor Gerardo e la signora Concetta per azzardarsi a chiamare la figlia Manrica. Dopotutto, si trattava di una famiglia di squinternati dei quali si salvavano pressochè solo la cugina, la nonna, sia pure presumibilmente defunta e un paio di altre anziane parenti, oltre a un familiare acquisito. Ma dove sto andando a parare, sempre e quando in realtà non sia ricoverata anch'io in manicomio a causa di allucinazioni audiovisive che mi fanno pure credere di trovarmi prigioniera nell'ambulatorio del professor Neretti, pensò Secondina, prima di passare al quinto paziente.
Paziente n.5: Fiore, Michele. Anni 39. Occupazione: ragioniere del Catasto. Ok. Il paziente ricoverato al manicomio a tutt'allora arciconvinto di essere un aspirapolvere. Povero Michele Fiore.
Paziente n.6: Girella, Pietro. Anni 39. Occupazione: pittore. Ok. Il paziente ricoverato al manicomio a tutt'allora arciconvinto di essere una bici. Povero Pietro Girella. Il compassionevole professor Neretti non aveva voluto umiliarlo ulteriorimente scrivendo disoccupato.
Paziente n.7: Piombo, Loredana. Anni 45. Occupazione: operaia. Questa paziente risultava nuova a Secondina. Sicuramente esterna, non ricoverata. Qualora non avesse conosciuto previamente il professor Neretti, doveva costarle una fortuna la terapia presso il suo ambulatorio. Forse i risparmi di una vita, giocandosi la terza età.
Paziente n.8: Proietti, Marco. Anni 49. Occupazione: factotum. D'accordo, d'accordo, il giramondo a piedi della medesima distopia, che non riusciva a sbarazzarsi della sua fissazione per un'insegnante di matematica che aveva scelto di sposare il di lui migliore amico. E vabbè. Vabbè...
Paziente n.9: Ruotolo, Patrizia. Anni 39. Occupazione: collaboratrice scolastica. Ok. La paziente ricoverata al manicomio a tutt'allora arciconvinta di essere un tostapane. Patrizia Ruotolo, detta Patty. Povera Patrizia.
Paziente n.10: Russo, Marisa. Anni 40. Occupazione: blogger. Anche questa paziente, tanto quanto Loredana Piombo, le risultava sconosciuta.
Paziente n.11: ah, ma abbiamo pure un paziente bonus? Non dovevano essere dieci? Tali sarebbero stati i pensieri che Secondina avrebbe formulato, non fosse trasalita all'undicesimo nominativo...
*Nota d'autrice: incrediiibbbile, ma vero e non scherzo a dispetto dell'icona😆: finora non avevo mai fatto caso a date e luoghi specifici di nascita e morte della mia maestra del giallo preferita e soltanto oggi ho scoperto che era nata a Torquay! La città del mio primissimo viaggio all'estero (Inghilterra) per una vacanza studio di tre settimane è il luogo di nascita di Agatha Christie😄. Una località di mare (per quanto il golfo della Manica sia gelido pure a luglio e riuscire a farci il bagno era tutto un tema😂) della quale mi ero innamorata. Avevo 15 anni e la ricordo a tutt'oggi come la vacanza più bella e spensierata...
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