La grazia
@claudio83
Posted 2d ago · 3 min read
La grazia è uno stato d’animo che alla passione si assomiglia ma che da essa si distingue per questioni anagrafiche e temporali. La passione è giovanile, la grazia è matura. Quello di Mariano De Santis è uno stato di grazia in divenire, il viaggio antigravitazionale di un uomo diritto e di diritto. Il tentativo, a fine carriera politica, di un giurista e quasi ex Presidente della Repubblica, di trovare nell’anima armata del cemento di cui è fatto, la leggerezza silenziosa della lacrima fluttuante del pianto di un astronauta in orbita che si lascia andare per condizione e per solitudine mentre nessuno (forse) lo guarda.
La grazia è la conquista di un uomo grigio, un uomo che vuole sempre ricordare, che non ama dimenticare, un uomo zavorrato dal passato, dal dubbio, un uomo a cui manca il coraggio, che rimanda sempre, che si prende un tempo. Il tempo che fa sedimentare i detriti, i resti, ad appesantire sempre di più il cuore, i pensieri e l’anima. Il dissidio morale, personale e pubblico, sulla firma di una legge sull’eutanasia e contemporaneamente sulla grazia da concedere a due persone che giustificano le loro azioni criminali con la necessità di interrompere un dolore per amore, sarà il trigger che farà vacillare la rigidità di una disciplina autoinflitta che troppo a lungo ha messo a tacere le incombenze della sensibilità. Perché l’esperienza ti mostra la verità da vicino, “la legge invece te la mostra da lontano”. Allora bisogna avvicinarsi, bisogna accogliere il dubbio, bisogna mettersi in discussione, bisogna lasciar andare e lasciarsi andare, farsi leggeri per vivere e non per lasciarsi vivere che non è diverso dal lasciarsi morire. E nel dubbio magari decidere, come accade ogni giorno non avendo mai pieno controllo delle conseguenze delle azioni e delle scelte.
La grazia è chiederci di chi sono i nostri giorni e rispondere che sono nostri, con tutti i limiti, le imperfezioni, gli errori e con tutta la vita che ci mettiamo dentro più o meno consapevolmente. E sì, lasciarsi vivere è come lasciarsi morire, vivere invece sta tutto nella libertà di accogliere il flusso degli eventi, degli accadimenti, dei sentimenti e del sentire. Fare come gli alberi, ancorarsi saldamente alle radici nella terra, per abbandonarsi nelle chiome libere al vento o come le barche zavorrate al porto ma oscillanti e instabili sulla superficie dell’acqua. Perché armarsi come il cemento non aiuta a resistere alle scosse della vita ma ci espone a crepe profonde che minacciano le nostre strutture dalle fondamenta e basta la piccola scossa a provocare il crollo.
La grazia è la passione che si rasserena dopo il tempo delle battaglie. È tornare a casa con l’equanimità delle piccole conquiste mentre si impara a far pace con le sconfitte. La grazia è un segreto confessato a una sconosciuta, è la scoperta di un regalo inaspettato infilando la mano nel cappotto, è l’attesa di un’amica a cena, una cena leggera, leggera come la grazia.
La grazia è la scrittura di Sorrentino che trova la sua forma nel racconto per immagini e accompagna lo spettatore in un viaggio che è un percorso intimo e condiviso al tempo stesso verso quella leggerezza di calviniana memoria “guardando le cose dall’alto senza macigni sul cuore” e di consapevolezza trascendentale ma con un’eco concreta, umana e quotidiana.
Alle perplessità che ci sorprendono a ogni piè sospinto e che la vita ci pone davanti, la vita stessa è la risposta. La vita che non dà risposte se non vivere, “non importa quanti cieli ci siano caduti addosso” e quanti anni ci portiamo sulle spalle, vivere purché i giorni restino nostri.